
Abbasso il finestrino, la sagoma in cemento ed acciaio del casello si staglia nello specchietto retrovisore. L’aria entra prepotente nell’abitacolo, nonostante sia estate la differenza di temperatura con la pianura è marcata e piacevole. Una brezza leggera dalle colline porta profumi particolari, sono profumi d’acqua cristallina, di scaglie, d’adrenalina. I pochi Km che mi separano dallo spot sfilano veloci, uno sguardo ai tornanti ed uno al fiume che scorre poco più in basso sulla sinistra.

Gli squarci d’azzurro e di verde, incastonati fra le pareti di roccia, non fanno che aumentare l’impazienza della seppur breve attesa. Nello spazio sterrato, sopra la piana, l’impazienza lascia il posto ad una leggera tensione, tipica di chi sta per affrontare uno scontro epico, una battaglia all’ultimo sangue o un avversario superiore tecnicamente e fisicamente. Infilo il secondo cosciale e muovo il collo, prima a destra poi a sinistra, stirando i muscoli come il pugile che attende il gong del primo round. Dentro il gilet poche cose: la mascotte di piombini dal n° 13 al n° 5, due bustine di ami ad occhiello, una dozzina di galleggianti il più grosso dei quali non arriva ai due grammi, qualche bobina di nylon da terminali