
Pianeta Pesca Mare - Numero 7 - luglio 2010
Foce
Ultralight per l'orata
Arrivava sempre in tarda mattinata, con il sole già alto, poggiava le canne sul muro del molo, guardava bene l'orizzonte, si sgranchiva la schiena ed estraeva da una buffa borsa frigo un vasetto pieno di macedonia di frutta che gustava con molta calma. Dopo averla finita, iniziava il classico rituale che prevedeva il montaggio dell'attrezzatura. Solo da ultimo estraeva da un'altra borsa frigo le esche che selezionava con minuziosa parsimonia. A questo punto con una cura quasi maniacale procedeva all'innesco che lanciava a notevole distanza. Faceva scendere l'esca sul fondo, tarava il mulinello ed iniziava l'attesa, sotto quell’invidiabile cappello di paglia vissuta e impregnata dal salmastro portato dal vento di ponente. Di solito, non ci voleva troppo tempo per sentire cantare la frizione del mulinello, godersi una bella lotta che quasi sempre lo vedeva primeggiare quando sulla banchina, resa rovente dal solleone, giaceva un'orata mozzafiato dai colori vivi e splendidi, che venivano esaltati dalla rete rossa e a maglie larghe della sua bocca di guadino, bocca che poteva contenere di tutto, date le sue dimensioni.
Questo cortometraggio si svolgeva sotto gli occhi increduli di tutti gli altri pescatori presenti sulla banchina fin dalle prime luci dell'alba. I poveretti, che avevano riposto tutta l'attrezzatura senza aver preso nemmeno un pesce decente, dopo aver assistito a questa scena, si accingevano a fuggire dal caldo soffocante di un luglio infuocato con l'amaro in bocca, pensando al pranzo già in tavola, ma meno convinti sul fatto che i pesci giusti vadano pescati all’alba quando entrano in attività e che se i pescatori non vogliono adeguarsi ai loro ritmi resteranno per sempre a bocca asciutta.